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I genealogisti musulmani dividono tutte le popolazioni arabe del periodo pre-islamico in due gruppi: settentrionale e meridionale, tribù ismailite del nord e tribù qahtanide del sud. A questa divisione I filologi fanno corrispondere la distinzione tra lingua araba settentrionale e lingua sud-arabica.

       L’ idioma dell’Arabia sud-occidentale – che aveva dato al mondo una grande civiltà,contemporanea a quella egizia, coi regni dei Minei, dei Sabei e dei Himyariti – si distaccava sensibilmente da quello del nord e più si avvicinava a quelli d’ Etiopia.

      Non è storicamente chiaro il rapporto intercorso tra I due idiomi, nè il prevalere del settentrionale sul meridionale, e come si è bene informati sulle vicende antiche delle lingue sud-arabiche (ritrovamento di numerose iscrizioni risalenti almeno al X sec.a.C), cosi’ non esiste una documentazione probativa sullo stadio antico della lingua settentrionale.

      Non porterebbe nessuna luce, da un punto di vista filologico,una esposizione storica di quel millennio oscurantista che segui’ al plurimillenario bagliore del semitismo panarabico fino all’avvento dell’Islam.

      L’Arabia della vigilia islamica è uno scenario monotono,arso e triste come le sue steppe,uno scenario di desolazione e miseria intorno alla vita errabonda del beduino bellicoso,sensuale e razziatore. Non c’è che una cultura: la qasida, quel canto istintivo che sgorga dalla natura profonda del beduino, per satireggiare l’oppressore , per ricamare le lodi sensuali della donna amata,per esaltare il trionfo audace della razzia. E la poesia del deserto,concisa e ardente nei suoi distici scattanti, non è solo l’istintiva espressione di una lirica guerriera e amorosa, ma è anche l’unico tramite di comunicazione ideale tra le tribù, che corre sui fili lenti delle carovane.

      Si è concordi nell’affermare che un gruppo di dialetti dell’Arabia centro-orientale rappresenta la base della lingua letteraria usata dai beduini nella poesia pre-islamica, quella lingua letteraria di cui si servi’ Maometto per la comunicazione della parola di Dio, e che era sbocciata classica e perfetta come un miracolo: suggestiva e prodigiosa germinazione spontanea del deserto.

      Codificato da Maometto nel Testo Sacro come lingua nazionale,l’idioma beduino del Nejd – che si era già diffuso in tutta l’Arabia come la lingua letteraria – esce dall’ambito ristretto delle tribù,diventa strumento nazionale di propaganda, forgia la nuova letteratura che preme sulle frontiere e si diffonde nel mondo.

      Con le travolgenti conquiste militari dell’Islam, gli Arabi penetrano in Persia, nella Siria, in Egitto, in tutta la costa nord-africana, in Spagna, nelle isole del Mediterraneo, nel cuore della stessa Francia. 


      L’idioma beduino, diventato la lingua dotta dell’Impero, è rapido nelle conquiste come potenti ed irresistibili sono le armi. Si sostituisce al siriaco, cancella il copto dall’Egitto,abolisce I dialetti berberi di tutto il litorale africano del Mediterraneo, screzia notevolmente di arabismi le lingue persiana,turca, indostanica,malese,spagnola, influenza le lingue d’Occidente con l’influsso della civiltà irradiata dai celebri e dotti Califfati di Baghdad e di Cordova, che sono le uniche fonti del sapere umano quando l’Europa medievale, malata di decadenza, brancola nell’oscurantismo.

      E’ grandemente sorprendente come un idioma del deserto,ch’era servito solo per I bisogni di tribù materialistiche ed idolatre, anarchiche e rudimentali, dimentiche della luminosa e millenaria cultura d’origine,afone di ogni voce ideale,potesse d’un tratto, per un insito e predestinato prodigio, diventare strumento sottilissimo di teologia, di filosofia, di scienza, di nobiltà spirituale eroica e mistica, di un’epica gloriosa che resta tra le vicende più grandiose ed affascinanti della storia dell’ umanità.

      Si distingue generalmente tra Arabo letterario ed Arabo volgare.La distinzione è imprecisa. Non esiste un Arabo volgare.Esistono dei dialetti arabi che variano da regione e regione e che sono tutti influenzati e derivati dall’unico ceppo che è l’arabo letterario.

      La lingua Araba letteraria è una sola,dalle sponde dell’Atlantico a quelle del Golfo Persico. Un giornale marocchino è del tutto uguale a un giornale egiziano o siriano o palestinese o irakeno o yemenita. Di più: la lingua Araba letteraria serve da comunicazione ai dotti dei più svariati popoli musulmani ed è il più potente raccordo che tenda ad unificare gli irreprimibili nazionalismi arabo-musulmani che fanno ancora del Corano il centro magnetico di convergenza dell’azione interislamica.

       Grazie all'Islam la lingua araba ha potuto arrivare fino a noi: il Corano, libro sacro dei musulmani è scritto in arabo. Questa lingua, all'origine, era solo uno dei tanti dialetti semitici della penisola arabica. Le lingue semitiche tipo l'arabo, l'ebraico, l'amarico ( lingua ufficiale dell'Etiopia ) ecc . . . erano le lingue delle grandi civiltà dell'umanità: assira-babilonese, fenicia, islamica ecc . . .

     Oggi la lingua araba, parlata da più di 200 milioni di persone, si colloca al sesto posto nel mondo, prima del francese e del tedesco ed è una delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Molte lingue non semitiche, in passato, hanno usato la scrittura araba, è il caso del persiano, del turco, del maltese e del wolof in Africa. Ancora oggi, il persiano ed altre lingue indoeuropee, usano i caratteri arabi per la loro scrittura.

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