Un cerchietto posto sopra la lettera corrisponde all'assenza di vocale, questo segno viene chiamato “sukun” سُكون che vuol dire in arabo silenzio, quiete e assenza di moto.

 La sukun si indica in questo modo:  ( ــْ )


Come in ardh (أرْض) che vuol dire terra


e in shams (شَمْس) che vuol dire sole

    Nella scrittura araba spesso questo segno non si trova, ma a dire il vero nemmeno gli altri segni di vocalizzazione si scrivono, essi si imparano e vengono scritto solo quando è necessario, quando la parola è singola o quando, nel contesto di una frase, non si riesce a vocalizzare la parola.

     Può sembrare difficile potere interpretare la vocalizzazione di una parola senza le vacali brevi o gli altri segni, ma non è cosi, è una specie di regola implicita che ci guida silenziosamente nella vocalizzazione col passare del tempo, e con lo studio e l'approfondimento.

Facciamo un esempio:

      Se io come arabo vedo davanti scritta questa parola كتب senza nessuna vocale, mi viene subito da leggerla come la radice del verbo "scrivere" e cioè كَتَبَ ma se vedo la stessa parola inserita in una frase del tipo كتبي (i miei libri) allora la leggo diversamente - la "kaf" con la dhamma, la "ta" con la dhamma e la "ba" con la kasra, perché? ma è semplice, perché c'è la "ya" finale che è un pronome singolare suffisso e questo dà al mio cervello l'indicazione che si tratta del nome plurale كُتُب (libri).

Come dicevo anche nei giornali, riviste e manuali, è molto difficile trovare tutte le parole con le necessarie vocali, ma si riesce a leggere per intuito, abitudine e memoria.

In certi casi queste vocali brevi o gli altri segni, si rendono obbligatori per non modificare o confondere il senso della frase, ecco perché se leggete un libro o un giornale, alcune parole le trovate vocalizzate e altre no.

Avremo modo di tornarci sull'argomento sicuramente. 

Frasi e Proverbi

 

 

 

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